LA
BALLATA DEL PRECARIO
Versi
e musica di Mauro Geraci
(puoi
ascoltarla o scaricarla anche da qui)
Ma quant’è bella la vita
nostra,
tutti ci dicon che siam fortunati,
col nostro ingegno ci siam messi
in mostra
e a pieni voti ci han fatto laureati.
Dopo ci han detto «ci vuol
la gavetta
per rinforzarvi le ossa e i cervelli,
se vuoi il guadagno non devi
aver fretta
fai il Dottorato, gli esami e
gli appelli».
Or son dieci anni che esami facciamo,
la busta paga l’incassa ‘o Barone
e le matricole credon che abbiamo
per la vecchiaia un fior fior
di pensione.
Siam sempre pronti per ogni progetto
e diamo il cuor per il nostro
intelletto,
scrivi lu libro, prepara il concerto
offri un curriculum sempre più
aperto.
«Tu puoi far questo e fare
anche quello
che poi il guadagno sarà
ancor più bello,
per ora è gratis ma tu
senza orgoglio
serva i tuoi sogni dentro al
portafoglio».
Dopo gli esami noi a casa si torna
ma la tivvù neppur l’accendiamo,
domani c’è chi ci rompe
le corna
se noi un prodotto non gli consegniamo.
Saranno schede per la Regione
che il folklore vuole incaprettare,
sarà un articolo sul Meridione
che al Messaggero voglion pubblicare.
E noi di notte come tante stelle
abbiamo gli occhi che voglion
dormire
ma col computer riempiamo cartelle
sole per poche manciate di lire.
Siamo l’esercito dei musicisti,
degli antropologi, dei giornalisti
ora ci dicon che siamo qualcuno
ma sulla carta non siamo nessuno.
E noi sgobbiamo come Pantaloni
in Facoltà per i professoroni,
loro lo fanno per il nostro bene,
noi per la gloria e perché
ci conviene.
Quante giornate ogni anno tu passi
per preparare il tuo bel seminario,
tesi, tesine, concetto e sintassi
leggi, correggi ma senza un salario.
Poi in primavera più scemo
diventi
al Ministero ti fan presentare
un modulino col quale i docenti
una ricerca si fan finanziare.
Quando poi i fondi giungono in
contant
del tuo lavor si son belli e
scordati,
loro a Paris in un bel restaurant
tu il Primo Maggio festeggi a
Frascati.

Lavoratori siam senza lavoro
siamo precari per loro siam oro
senza diritti, né falci
e martelli
loro dal manico hanno in mano
i coltelli.
A noi ci legan con belle speranze
che un dì noi avrem piene
la panze
noi festeggiamo, facciam processioni,
nessun ci dice che siamo minchioni.
E gli studenti che or son laureati
metton due cuori dentro una capanna
«siamo felici, siam disoccupati
ed ogni sera fumiamo la canna».
A noi invece il cervello ci fuma
e ci crediamo davvero impegnati
ma della birra beviamo la schiuma
e fatichiamo da disoccupati.
Ma quando un giorno vorrà
il paradosso
che incroceranno le braccia i
precari
tutta l’Italia cadrà dentro
un fosso
e assumerà tutti noi volontari.
Ma questo è un sogno che
a lor non conviene
e se ne fregan delle nostre pene,
dentro i Musei, negli Archivi
e Istituti
noi da precari siam sempre fottuti.
Mentre chi tiene il curriculo
al caldo
scalda la sedia e fa lo spavaldo
ha il posto a vita e parla ai
convegni
noi lavoriamo e lui becca gli
assegni.
Quindi se adesso qui in piazza
scendete
questo silenzio beffardo rompete
e noi precari senza più
imbarazzo
impedirem che ci rompano il mazzo.
Perché altrimenti amici
miei cari
anche da morti faremo i precari,
daremo il cuor pure al
Padre eterno
e il Paradiso per noi sarà
Inferno. |